La composizione negoziata è uno strumento contro i fallimenti

Secondo i dati Unioncamere-Infocamere nel primo semestre del 2023, l’avvio da parte di imprese in difficoltà di procedure finalizzate a gestire la crisi d’impresa, liquidazioni e scioglimenti è aumentato del 15,2% rispetto allo stesso periodo del 2022, con 53.849 nuove pratiche. Un dato preoccupante, soprattutto se si tiene conto che rappresenta un trend in crescita e che l’aumento maggiore lo hanno fatto registrare i fallimenti o cc.dd. liquidazioni giudiziali, arrivando ad un +9,3%.

In un contesto di difficoltà economica che non mostra segni di cedimento come quello finora descritto, assumono un’importanza centrale gli strumenti previsti dal legislatore in contrasto al dissesto imprenditoriale, primo fra tutti quello della composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa, introdotto con il decreto legge 24 agosto 2021 n. 118 e previsto dal nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.lgs. 14/2019).

A partire dal 15 novembre 2021 è infatti possibile presentare istanza di composizione negoziata presso la piattaforma nazionale gestita dal sistema delle Camere di commercio, consentendo così agli operatori economici di accedere a un percorso, del tutto stragiudiziale e negoziale, volto a far emergere precocemente le situazioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario ed affrontarle sotto l’egida – pubblicistica – di un esperto appositamente nominato. Ciò, con l’auspicabile scopo di prevenire più gravi condizioni di crisi o di insolvenza ed al fine di garantire la continuità ed il risanamento aziendale, anche mediante la cessione o l’affitto dell’azienda o di suoi singoli rami (c.d. continuità indiretta).

Dall’analisi dei dati pubblicati nella terza edizione dell’Osservatorio semestrale di Unioncamere, si evince come dal 15 novembre 2021 al 15 maggio 2023 le domande di composizione negoziata siano state in tutto 767, di cui 316 (il 41,7%) già chiuse.

Sebbene le domande di accesso risultino essere state ancora pochissime e la percentuale di successo ancora piuttosto limitata (solo 39 procedure su 316 si sono concluse con esito favorevole), può osservarsi un forte sviluppo di tale procedura, tenuto conto che solo negli ultimi sei mesi sono state presentate il 61% delle istanze complessive e, nel medesimo arco di tempo, i successi raggiunti sono stati 36 sui 39 totali.

Ciò porta a ritenere che, se nel primo anno di operatività si approcciavano alla composizione negoziata perlopiù imprese non recuperabili e destinate ad un provvedimento di archiviazione, negli ultimi mesi le istanze di accesso alla procedura sono pervenute da imprese meno compromesse e con maggiori possibilità di risanamento.

Detta tendenza deve senza dubbio attribuirsi – oltre che a un fisiologico periodo di assestamento iniziale e all’assenza di esperti abilitati a gestire le relative domande – anche al rafforzamento, da parte del Legislatore, del quadro normativo improntato alla prevenzione e alla tempestiva emersione dei possibili stati di crisi.

La finalità perseguita, infatti, oltre a essere quella di spingere gli operatori economici ad avere una visione più consapevole e attenta alla prevenzione di eventuali squilibri, è anche quella di “normalizzare” – per così dire – il ricorso a procedure di risanamento ben prima che le difficoltà riscontrate possano arrivare ad un punto tale da pregiudicare irrimediabilmente la continuità aziendale (tant’è che, come detto, è possibile fare ricorso alla procedura di composizione negoziata anche semplicemente qualora risulti “ragionevolmente perseguibile il risanamento dell’impresa”, ai sensi dell’art. 12 C.C.I.I.) e ciò, evidentemente, rappresenta uno strumento di grande rilevanza all’interno di un’ottica di conservazione dei know how nazionali e, più in generale, di salvaguardia del Made in Italy e del suo grado di competitività in Europa e nel Mondo”.

A cura di Luca Calò, avvocato Tonucci&Partners, esperto in crisi di impresa.

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